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Buyback azioni: Cos’è e come funziona

Il buyback è l’operazione attraverso la quale una società per azioni riacquista quote della propria società. È un’operazione relativamente comune sui mercati azionari con delle conseguenze importanti sul futuro prezzo delle azioni anche per chi investe

Seguire le operazioni di buyback diventa pertanto un must per chi vuole investire sui principali mercati finanziari. La golden rule prevede un aumento in genere importante del valore delle azioni che sono oggette di buyback parziale da parte della stessa società alla quale le azioni si riferiscono. 

Esistono però al tempo stesso diverse situazioni di mercato che comportano un’attenzione maggiore alle conseguenze di questa operazione, soprattutto sul lungo e lunghissimo periodo. 

Buyback Azioni - la guida completa realizzata dal team di InvestimentiFinanziari.net
La nostra guida al buyback di azioni – esclusiva InvestimentiFinanziari.net

La relazione chiave è tra l’utile per azione, che da un’operazione di buyback non può che aumentare e tra l’ovvio aumento di valore che le azioni rimaste in circolazione avranno sul mercato. 

Quando si vociferano azioni di buyback da parte di una società quotata, l’interesse degli investitori sale, con il mercato che tendenzialmente è in grado di scontare in modo corretto e dal momento dell’annuncio il futuro aumento di valore. Non sempre però è così, lasciando uno spiraglio a chi vuole fare trading ulteriormente, anche dopo l’atteso spike del prezzo dell’azione in questione. 

Buyback azioni: di che si tratta?

Il buyback azioni è una procedura tramite la quale una società quotata ri-acquista azioni proprie che precedentemente si trovavano sul mercato. Questo tipo di procedura deve essere assimilato alla distruzione delle azioni stesse, che rientrano in seno all’azienda pur rimanendo intatta la capitalizzazione della stessa. 

Chi non dovesse avere eccessiva dimestichezza con le grandezze di borsa e con quello che consegue ad operazioni del genere potrà sicuramente giovarsi della spiegazione dettagliata che forniamo immediatamente, scomponendo quella che è la definizione di scuola di questa specifica operazione finanziaria e di borsa. 

  • Una società quotata riacquista azioni proprie

Il fulcro dell’operazione di Buyback è il riacquisto di azioni proprie da parte di un’azienda. Tramite procedure che espliciteremo tra poco, un’azienda decide – tipicamente quando ha in cassa fondi importanti – di andare sul mercato a ricomprare azioni che aveva precedentemente emesso. 

Immaginiamo una società come Apple, che al momento ha in circolazione circa 17 miliardi di azioni in cui è divisa la proprietà della sua stessa azienda. Avendo un’importante liquidità di cassa, potrebbe decidere di abbattere il numero di azioni circolanti, procedendo appunto con un acquisto – tipicamente ai prezzi di mercato – di tali titoli. Ne acquista 1 miliardo, lasciandone in circolazione 16 miliardi. 

  • Da assimilarsi alla distruzione delle azioni stesse

Perché parliamo di distruzione delle azioni? Perché una volta rientrate “alla base”, le azioni che precedentemente si trovavano sul mercato vengono riassorbite dall’azienda e non sono più in circolazione. 

È il motivo per il quale molte aziende effettuano il buyback: variabili come l’EPS, che indica il monte guadagni per singola azione, a numero di azioni ridotte non può che aumentare, rendendo a livello di valori di analisi fondamentale il titolo molto più interessante. 

Se per la procedura, almeno a grandi linee, dovrebbe essere tutto chiaro almeno fino a questo punto della trattazione, le cose stanno molto diversamente invece per quanto riguarda quello che avviene dietro le quinte, si a livello di operatività secca, sia a livello di motivazioni che possono portare al buyback

Come funziona esattamente il Buyback finanziario?

Il Buyback di azioni viene effettuato attraverso due diverse metodologie: l’offerta al pubblico di ri-acquisto oppure l’acquisto diretto di azioni sul mercato

  • Offerta al pubblico

Tipicamente si annuncia pubblicamente di voler acquistare un certo numero di azioni – anche ad intervalli regolari – ad un prezzo che è maggiore di quello di mercato. È una modalità tendenzialmente più rapida e che garantisce all’azienda che vuole operare un buyback un prezzo costante, anche al netto degli eventuali rialzi che un’offerta del genere potrebbe innescare. 

  • Rastrellare le azioni sul mercato

Nulla vieta all’impresa quotata di racimolare delle azioni direttamente sul mercato, acquistandole a prezzi di mercato. Anche in questo caso spesso vengono resi pubblici dei piani di acquisto periodico, che possono avere un impatto molto importante sul prezzo delle azioni coinvolte. 

Il buyback di azioni va inoltre contestualizzato all’intento della particolarissima fase che i mercati stanno attraversando più o meno dall’ultima grande crisi del 2008/09. La liquidità a bassissimo costo, frutto di tassi ridotti praticamente a zero, ha permesso ad aziende di finanziare dei buyback a debito molto vantaggiosi, perché appunto una procedura di questo tipo non fa che gonfiare il valore dell’azione per gli azionisti, rendendo l’azienda più appetibile e spesso innescando un circolo virtuoso di credibilità presso i mercati. 

In molti analisti però hanno sottolineato come procedure di questo tipo – oltre il 50% dei buyback negli USA è avvenuto a debito – non possano porre le basi per una crescita organica, credibile e sostenibile del valore di un’azienda. Sta di fatto che i vantaggi che il sistema, così come è organizzato, offre alle aziende che procedono con buyback rendono la procedura estremamente alettante. 

  • Cosa succede alle azioni in caso di buyback

Vanno distinti in questi casi i due diversi procedimenti attraverso i quali le aziende possono avviare questo tipo di procedura. Quando viene offerto un premium sul prezzo dell’azione tramite offerta la pubblico, il prezzo tende ad allinearsi, a fronte di un’acquisto sostanzioso, verso quello incluso nell’offerta pubblica. 

Se Amazon domani dovesse inaugurare un programma di buyback al 10% di premium sul prezzo attuale, per intenderci, il prezzo di mercato finirebbe per allinearsi a quello comandato da Amazon per l’acquisto. 

Nel caso invece di acquisto sul mercato, agiscono due forze: da un lato l’aumento della domanda di azioni che è sostenuto dal programma stesso, dall’altro la redistribuzione su minori quote degli asset, della cassa e del valore stesso dell’azienda. Anche in questo caso la conseguenza naturale del buyback di azioni non può che essere quella di aumentare il valore della azioni. 

Questo per quanto concerne il breve periodo: sull’effettività di queste manovre sul lungo e lunghissimo periodo si nutre più di qualche dubbio, che sarà sufficientemente esplicitato nel corso della guida.

Ricordiamo inoltre che le azioni vengono tipicamente annullate una volta che si è proceduto all’acquisto delle stesse da parte dell’azienda che le ha emesse. Il che ha un impatto importante sul P/E Ratio e su altri tipi di valori che riguardano l’azione stessa.

Buyback azioni: alcuni esempi

Analizzeremo due diversi tipi di buyback che sono avvenuti recentemente e che hanno interessato aziende tra le più importanti al mondo

Apple ed ENI hanno infatti avviato in passato due diversi piani di buyback di azioni proprie che sono riusciti, almeno sul breve, a rinforzare il valore delle azioni.  È anche passato tempo a sufficienza per poter giudicare effettivamente quali siano state le ripercussioni di tali manovre.

Buyback azioni Apple

Apple è tra le aziende con il più massiccio programma di buyback, che ormai funziona ininterrottamente dal 2012. Particolare la situazione di questa azienda, che è di quelle da manuale del buyback.

  1. Enormi riserve di cash

Sulle riserve cash di Apple si è già speso inchiostro, seppur digitale. L’azienda si trova nella curiosa posizione di avere casse piene presso la filiale principale, che è quella americana, e di detenere somme enormi anche generate all’estero, che con un complicato sistema di triangolazioni sono mantenute in giurisdizioni dove la tassazione è pressoché nulla. 

  1. Entusiasmo per la tax reform supposta nel 2018

Grosso entusiasmo, che portò al più grande piano di buyback della storia, si ebbe nel 2018. L’azienda puntò, sbagliando, sulla ventilata riforma fiscale che l’avrebbe aiutata a riportare negli States le enormi quantità di denaro trattenute all’estero. 

Cosa che non si è verificata, con uno spiraglio però che ha permesso all’azienda di continuare nel suo importantissimo programma di buyback. 

Abbiamo avuto negli anni

  • 2012: buyback per 10 miliardi di dollari 
  • 2013: buyback per 60 miliardi di dollari 
  • 2014: buyback per 90 miliardi di dollari 
  • 2015: buyback per 140 miliardi di dollari 
  • 2016: buyback per 175 miliardi di dollari 
  • 2017: buyback per 210 miliardi di dollari 
  • 2018: buyback per 310 miliardi di dollari
  • 2019: buyback per 385 miliardi di dollari 

Gli osservatori più acuti avranno notato che gli ultimi programmi di buyback sarebbero stati sufficienti per togliere dal mercato moltissime aziende quotate europee che comandano i rispettivi listini. 

Buyback azioni apple andamento prezzo
Il rapporto tra prezzo delle azioni Apple e i programmi di buyback

Questo da la misura dell’enormità di questo programma, che ha però contribuito a sostenere il prezzo di Apple e la sua capitalizzazione di borsa – che oggi è tra le prime 3 al mondo.  In questo aspetto e per una società nelle condizioni di Apple, non si sono verificati, almeno per il momento, danni all’immagine dell’azienda sul medio e lungo periodo. 

Il tutto è però, questo va sottolineato, sostenuto da una crescita sempre più importante anche del cash flow e degli introiti aziendali. Il caso classico di buyback, senza che però siano molte le aziende a poterlo replicare. 

BuyBack azioni ENI

Diversa la storia di ENI, uno dei gruppi più importanti della Borsa Italiana, che aveva annunciato anche per il 2020 un massiccio programma di buyback di azioni proprie. 

Programma che è dovuto però frettolosamente rientrare in concomitanza dei primi – enormi – danni che sono stati causati dalla crisi COVID-19. Con il prezzo del petrolio che è stato per diversi giorni sotto lo zero e un prezzo attuale non esattamente sostenuto (con previsioni ulteriormente al ribasso), il gruppo petrolifero ed energetico italiano non ha potuto che ritirare il programma, rinunciando ad ogni tipo di velleità di riacquisto. 

Altro caso di scuola, che ha cancellato un ambizioso programma di 1,2 miliardi di euro (certo, somme ridicole se paragonate al buyback di Apple che abbiamo appena visto). 

Rimane il fatto che questo caso dimostra che ogni programma di buyback deve essere necessariamente accompagnato da previsioni possibilmente positive per il futuro e che dovrebbe essere prontamente cancellato nel caso di eventi come quelli ai quali stiamo assistendo nel corso di questo 2020. 

Buyback azioni USA

Almeno fino al 2019, negli USA i buyback sono stati il vero liet-motiv delle società quotate in borsa: la situazione è diventata tanto paradossale da vedere i buyback superare per volumi gli investimenti effettuati dalle aziende. 

Secondo le indagini che sono state condotte da BoFa, tra il 2018 e il 2019 le aziende USA hanno speso 114 dollari in buyback ogni 100 dollari spesi in investimenti. 

Un rapporto che è fortemente cambiato se tenessimo conto del fatto che nei 20 anni precedenti il rapporto era di 60 dollari in buyback ogni 100 dollari investiti. 

Buyback azioni USA S&P 500
Tolti gli anni di crisi del 2008 e del 2009 – il buyback delle azioni in USA è stato in costante crescita

Dobbiamo aggiungere in relazione ai buyback avvenuti sulle azioni USA, che tali statistiche sono sicuramente dopate dal massiccio programma di riacquisto di azioni proprie di Apple. 

Vanno prese poi in considerazioni altre vicende che hanno portato il buyback ad essere la migliore delle alternative disponibili per le aziende USA: 

  • Costo del denaro estremamente basso

Il che vuol dire che anche chi si è dovuto finanziare a debito ha potuto farlo spendendo molto poco in interessi futuri. Una situazione del mercato del credito di questo tipo ha ovviamente spinto moltissime aziende ad operare in tal senso. 

  • I bonus dei manager

Non sono esattamente una novità, ma esiste un doppio incentivo per i manager, i CEO, a spingere per dei buyback. Da un lato infatti hanno spesso premi che sono legati al raggiungimento di certe soglie di prezzo da parte del titolo azionari. 

In aggiunta, spesso vengono pagati in azioni per una parte – le cosiddette stock options – e quindi hanno un interesse diretto a far salire il prezzo del titolo. Ulteriori incentivi per operare con un buyback, possibilmente corposo, delle proprie azioni. 

  • Accontenta tutti

Se c’è una caratteristica delle borse negli ultimi anni è quella di aver deciso, scientemente o meno, di operare su termini di periodo molto più breve. Uno strumento come il buyback che migliora i fondamentali aziendali, migliora tutti i fattori dell’analisi fondamentale e aumenta il prezzo delle azioni è il famoso silver bullet che tutti cercano per accontentare CdA, azionisti e piccoli risparmiatori.

Il buyback sulle azioni proprie

Il buyback su azioni proprie deve essere nettamente distinto da un’altra pratica che ha un nome simile, quella del buyback di debito

La seconda non ha assolutamente nulla a che fare con la prima e prevede il riacquisto di titoli di credito emessi dal debitore stesso. Siamo davanti ad un’operazione in realtà molto complessa, che viene utilizzata anche in operazioni di ristrutturazione del debito. 

Non avendo alcun tipo di legame con il buyback di azioni proprie, non ha bisogno di essere trattata in questo approfondimento. 

Vale inoltre la pena di ricordare che quando si parla di buyback senza ulteriori specificazioni ci si riferisce nel 99% dei casi al buyback azionario.

Buyback azionario: le nostre opinioni

Il buyback è un’operazione molto comune, soprattutto negli ultimi anni, che hanno visto registrare profitti record per moltissime aziende quotate

Ci sono però implicazioni importanti, che vanno oltre quanto sia ovvio agli occhi di tutti su questo tipo di procedure, che in modo in realtà inaspettato hanno anche un ampio gruppo di detrattori. 

  • Il buyback azionario? Dipende dalla tipologia di fondi utilizzati

La prima grande differenza nel separare, almeno a nostro avviso, buyback condivisibili da quelli meno condivisibili è l’origine dei fondi che vengono impiegati. Quando si utilizza cash in cassa che altrimenti non potrebbe essere utilizzato altrimenti, è più che ragionevole prendere in considerazione l’opzione di un buyback di azioni. 

Quando invece – e questo è diventato sempre più comune – i buyback sono finanziati da debito contratto all’uopo, la situazione è sicuramente meno edificante per l’azienda. Secondo quanto riportato da Fortune, circa il 50% dei buyback per il 2019 e il 2020 sono stati finanziati a debito, per una tipologia di operazioni che non potrebbe che lasciare interdetti i manager che badano al lungo periodo. 

  • Il buyback azionario è un ottimo trucco

Il buyback azionario viene in genere intrapreso anche per motivi legati alla reputazione dell’azienda. Di primo acchito un buyback, soprattutto se sostanzioso, può infondere fiducia nei mercati, dimostrando appunto di essere da un lato in grado di acquistare le proprie azioni, dall’altro essere particolarmente fiducioso sul suo futuro. 

Un trucco di marketing, secondo molti, che vedono nel buyback di azioni un modo costoso di aumentare poi valori come EPS e valore azioni a spese delle casse aziendali. Sebbene riteniamo, al contrario dei detrattori totali di questa pratica, che possano esserci degli spazi nei quali il buyback azionario possa avere un senso. 

  • Buoni segnali ai mercati? Non sempre

La vulgata è particolarmente d’accordo sulla qualità dei segnali che vengono mandati ai mercati in occasione di un buyback: sono sicuramente positivi, perché da un lato l’azienda acquista titoli sul mercato spingendone anche il valore in alto. Dall’altro perché teoricamente ha liquidità in cassa a sufficienza per procedere con un’operazione del genere. In ultimo c’è da considerarsi anche quanto ritengono alcuni di mercato: un’azienda che “brucia” liquidità oggi per andare ad acquistare azioni proprie ha un’estrema fiducia nel suo futuro sui mercati. 

Anche in questo caso però sono necessari diversi distinguo che purtroppo talvolta non riescono a far parte delle analisi più superficiali che riguardano il buyback. 

Innanzitutto non capiamo come un aumento del debito – quando il buyback dovesse non essere finanziato con cash che si ha in cassa – debba essere considerato come una buona notizia per un’azienda. Il debito non è sempre negativo per le aziende, ma rimane curioso il fatto che capitale preso a prestito venga investito nel riacquisto di azioni proprie. 

  • I motivi sono solidi? A volte no

Le motivazioni che possono portare alla scelta di un’azienda di procedere con buyback possono essere in larga parte solidi. 

Cash: il cash ha un costo enorme quando è immobilizzato. Non frutta, non diventa capitale, non è utilizzato produttivamente. In mancanza di alternative può essere sicuramente più intelligente comprare azioni proprie che mantenere denaro in banca senza un’utilità. Invitiamo però i nostri lettori a concentrarsi sul “mancanza di alternative”, perché sarà un punto cruciale della nostra discussione. 

Incremento valori analisi fondamentale: l’acquisto di azioni proprie ha un effetto di incremento sostanziale (e in rapporto al numero di azioni acquistate) su ROE (Ritorno su Azione), ROA (Ritorno su Asset, perché riduce la quantità di cash in cassa). Questo però potrebbe sembrare a molti un trucco e in parte lo è. Motivo per il quale quando ci occupiamo di analisi fondamentale, diventa assolutamente necessario valutare cosa l’azienda ha fatto in passato anche in merito di buyback di azioni – e non soltanto i valori secchi dei principali indicatori. 

Se comprate a debito, problema per il cash flow futuro: i buyback sembrano essere, per le aziende, la grande scoperta degli ultimi anni. Come vedremo spesso vengono preferite alla distribuzione di dividendi, anche se effettuate a debito. Cosa vuol dire debito per le imprese quotate (e anche per le altre imprese)? Vuole dire principalmente andare a pagare interessi in futuro, riducendo il cash flow. Non sempre questo è una buona idea. 

  • Preferiti ai dividendi

Le aziende hanno diversi modi per mostrarsi attrattive nei confronti dei clienti: uno di questi è cercare di mantenere alto il valore dell’azione. Uno dei modi per farlo è distribuire dividendi. In parte lo stock buyback funziona allo stesso modo, perché seppur non mette nelle mani degli investitori denaro liquido, garantisce quasi sempre un aumento del valore dell’azione sul breve termine. 

In caso di recessione, inoltre, è sicuramente più accettabile per i mercati sopportare una riduzione dei programmi di buyback rispetto ad un taglio dei dividendi. Anche qui però siamo nel campo degli artifici, perché lo stress sulle finanze aziendali di entrambe le modalità di distribuzione di denaro è pressoché identico. 

  • Stock options

Moltissime aziende pagano oggi CEO e consiglio di amministrazione… in azione di nuova emissione. Questo crea, nel corso degli anni, un aumento del flottante di azioni, che può essere efficacemente ridotto con operazioni di buyback.

  • L’azienda può ancora crescere?

Se in genere i mercati salutano con grandissimo favore un sostanzioso programma di buyback da parte di un’azienda quotata, è altrettanto vero che sempre più spesso ci si fa un’altra domanda: “potrà l’azienda continuare a crescere?”

Il motivo di questo dubbio, che in parte condividiamo, deriva dal fatto che se un’azienda non ha metodi più efficienti per impiegare denaro, potrebbe aver raggiunto la fine di un ciclo. Un’azienda che ha denaro in cassa potrebbe infatti, alternativamente, procedere con acquisizioni di imprese della filiera o addirittura di concorrenti, soprattutto se in crisi. Il fatto che decida di destinare parte del suo capitale a questo tipo di operazioni, potrebbe non essere un buon segno per il lunghissimo periodo. 

  • Delisting

Il discorso del Delisting è tecnicamente simile ma nei fatti molto diverso dal buyback. In quel caso infatti devono essere racimolate sul mercato tutte le azioni di un gruppo, per poi procedere alla rimozione dai listini di borsa. È una situazione particolarmente diversa, anche sotto il profilo del trading e meriterà separato approfondimento. 

  • Il caso delle azioni sottoprezzate

Chi segue la borsa sa bene che azioni di diverse aziende possono trovarsi, per motivi molto diversi, in una situazione di sottoprezzo, ovvero di un valore troppo basso rispetto a quello che viene considerato come giusto. In queste condizioni si aprono finestre per due tipo di operazioni: l’acquisto di azioni proprie, per le aziende che hanno denaro in cassa o che possono accedere al mercato del credito, oppure ancora scalate anche ostili da parte di gruppi che vogliono assumere il controllo dell’azienda stessa. 

Si crea pertanto una finestra interessante non solo per l’azienda (che moltiplica così effettivamente il valore per gli azionisti), ma anche per chi da trader volesse seguirne le orme. Quando si verifica una situazione di questo tipo il modo migliore di operare è andare long. Anche questo tipo di operazioni si possono valutare con quanto si può fare con broker specializzati in azioni. Con Capital.com in demo gratuita ci si può costruire una buona esperienza per quanto concerne questo tipo di operazioni. 

  • Specchietto per le allodole o grande occasione di trading?

I guru – soprattutto se autoproclamati – sembrano aver scoperto la proverbiale acqua calda con le stock buyback. Tuttavia come abbiamo evidenziato nella sezione che ci siamo riservati per le opinioni della nostra redazione, in realtà questo tipo di operazioni sono da valutarsi caso per caso. 

Va però riconosciuto il fatto che quasi automaticamente alle azioni di buyback succede temporalmente un periodo di buona salute per l’azione, il che vorrebbe dire per chi vuole fare fare trading, la possibilità di fare buoni profitti in breve termine. 

E qui non possiamo che tornare sulla questione delle aspettative: il mercato, quando si aspetta un buyback, lo sconta molto rapidamente ai prezzi di mercato, il che vuol dire che la finestra entro la quale operare si restringe e diventa pressoché inaccessibile per chi vuole effettivamente sfruttare il collaterale di questo tipo di operazioni. 

Anche per operare sui buyback – per intenderci – c’è bisogno di esperienza pratica, dopo che con la nostra guida abbiamo offerto formazione didattica. Fare pratica con il conto gratuito di eToro, che rimane uno dei migliori per fare trading di azioni, diventa in questo contesto un must.

Lettura d’approfondimento consigliata:

Considerazioni finali

Le operazioni di buyback sono diventate il bread and butter del settore azionario, soprattutto americano

Il momento che abbiamo vissuto fino al 2019 è stato però anomalo rispetto a quelli che sono i trend decennali della borsa (leggi anche: come funziona la borsa). 

Abbiamo ampiamente analizzato le motivazioni che hanno portato a questo boom, nonché le implicazioni per chi fa trading. Una possibilità per chi vuole investire in azioni, tenendo però conto del fatto che i mercati sfruttano finestre molto brevi per “normalizzare” il prezzo e adeguarlo a quello di anche un futuro buyback

FAQ Buyback azionario: domande e risposte tipiche

Che cos’è il buyback di azioni?

È un’operazione, talvolta ripetuta nel tempo, che prevede il riacquisto di azioni da parte dell’azienda stessa. 

Cosa accade al prezzo delle azioni in caso di buyback?

In generale salgono e il prezzo, nel caso di fondamentali buoni da parte dell’azienda, tende a mantenersi. 

Conviene acquistare azioni durante un buyback?

Sì, a patto di intervenire durante la finestra che intercorre tra il vecchio prezzo e quello che il mercato adegua in anticipo sul buyback. 

Perché Apple ha un programma così corposo di buyback?

Perché la società ha enormi riserve di cash in cassa e non può procedere ad acquisizioni importanti. 

Quali aziende procederanno con buyback nel futuro?

Il COVID19 ha messo in standby quasi tutti i programmi di Buyback. A situazione tornata calma, aggiorneremo sui nuovi progetti di buyback.

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